SCHEMA LAVORAZIONE - Façonnage (schéma)

FRONTE di CAVA = Front de taille

BOZZATURA = Ebauchage

RIFINITURA , FINITURA = Finition

POLVERE = Poussière, recoupe de pierre

AREA di STACCO = zone de Détachement

AREA di LAVORAZIONE = zone de Façonnage

MATERIALE di SCARTO = Rejets, Débris, Déblais

CATENA OPERATIVA = Chaîne Opératoire

SPACCATURA = Abattage, Fractionnement

FORMA, BOZZA = Ebauche

SCAGLIE = gros Eclats

FOSSO = Fossé, Ruisseau, Ecoulement

STRADA con BINARI = chemin avec rails (chemin carrier à ornières)

CAVATURA = Evidage

SCHEGGE = petits Eclats

 

* Certains de ces termes sont provisoires. Le programme ORViAMM inclut la production d'un glossaire Français / Italien (sinon Anglais)

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Presentiamo qui sopra uno schema che propone una visualizzazione della topografia possibile della catena operativa di produzione delle macine. Non si tratta di un documento scientifico, il quale andrà elaborato collettivamente, ma di una visione preliminare intenta a dare un'idea un po' concreta e adatta alla scarpata di Sugano, di come poteva procedere la coltivazione della pietra per le macine. Attira anche l'attenzione su certi punti che meritano riflessione e formulazione delle possibilità o alternative, attenzione su anche delle eventualità (per es. quella di aree di lavorazione in cima alla colata e destinate ad una diffusione stradale delle macine (particolarmente verso Bolsena). (Disegno e testo di A. Chartrain)

Ci limitiamo alla produzione del mulino pompeiano (FIG.1 accanto). Indipendentemente del fatto che andranno definite con precisione le diverse azioni ad ogni tappa e integrati nella sequenza totale i momenti in cui le bozze vengono manovrate o spostate da uno spazio all'altro, le 3 grandi tappe sarebbero forse le seguenti :

1- STACCO di enormi blocchi dai fronti di cava

È probabile che i cavatori pre-romani e romani abbiano scelto il cuore della colata di leucitite, laddove è più massiccia ed omogenea. È altrettanto verosimile che abbiano sfruttato le sottili fessure naturali della roccia (litoclasi) forse infilzando cunei di legno poi gonfiatoli con un filo d'acqua corrente, o forse semplicemente facendo leva su sbarre di metallo. Come tracce archeologiche l'operazione dovrebbe lasciare zoccoli alla base del blocco staccato dalla parete, magari con alloggiamenti di cunei, alcune grosse scaglie, canali di fuga per l'acqua utilizzata e, a volte, grossi blocchi abbandonati perché frantumati o per evoluzione topografica della cava (abbandono di un settore).


2- DIVISIONE del BLOCCO in blocchi minori

Il blocco appena staccato è fatto crollare su un piano di lavoro ai piedi del fronte. Viene diviso in blocchi più piccoli, a priori modulari e destinati a ricavare dei catillus (forma biconica a clessidre : FIG. 2 e 3) o delle meta (forma ogivale : FIG. 4 a 6). È possibile che certi blocconi primari siano diretti per i catilli mentre altri riservati all'elaborazione di solo meta in modo da gestire meglio la lavorazione e diminuire la perdita di materia, cioè secondo una certa taylorisation del lavoro. È altrettanto possibile che le bozze venissero prodotte con ragionamento "a coppia":  una meta e un catillus alla volta, dallo stesso blocco. Quest'ultima organizzazione lavorativa riporterebbe ad una specializzazione minore della manodopera, mentre la prima potrebbe aver dato luogo a due categorie di operanti ("*catillarii" e  "*metarii"). Lo scavo potrebbe portare dati importanti se per esempio venisse ad evidenziare aree di lavorazione di soli catillus e di sole meta. Comunque la divisione del grosso blocco implica uno schema mentale di previsualizzazione delle forme grezze di macine da ricavare dal bloccone primario, ed anche dei punti e linee di attacco dove venivano cavate trincee di divisione col pico da cavatore.

Stacco e spaccatura dovevano produrre grandi quantità di scaglie varie e piuttosto larghe, suscettibili di essere state scartate sotto forma di ammucchiate disposte in zone non più attive della cava. Un riuso come materiale stradale e di costruzione è anche probabile. Implica in questo caso un asporto verso le zone di consumo. Il materiale di scarto richiedeva comunque una certa gestione razionale e previsionale per evitare problemi seri nell'andamento della coltivazione della leucitite. Tale gestione potrebbe essere indagata a partire delle quantità (differenziale tra volume stimato e conservato), della posizione primaria o secondaria e dei luoghi del materiale di scarto, i cui elementi dovranno essere definiti (nome, tipo, classe dimensionali). Gli oggetti archeologici aspettati sono rari: alcuni ferri e alcuni cunei metallici (di legno se conservati in ambiente saturo di acqua), rara ceramica.


3- BOZZATURA

La tappa ulteriore doveva consistere nel dare una forma generale, grezza, al blocco prefigurando però la futura macina da ottenere. Per il catillus del mulino di tipo pompeiano doveva trattarsi di una specie di tamburo già un po' sfiancato e con due piani di posa paralleli e già spianati (FIG. 2 e 3 a destra in alto). Per le impastatrici la forma generale doveva essere più o meno cilindrica (FIG.7). I primi sopraluoghi ai piedi dei fronti tra Sugano e Trinità non hanno consentito di attribuire con sicurezza le bozze ad impastatrici o a catillus: la questione delle forme delle bozze e del loro grado di prefigurazione dovrà essere monitorata con cura e una prima tipologia propria alle bozze essere stabilita. Per la meta si può ipotizzare una forma a punta tonda che anticipa più strettamente la forma finalizzata o le forme finalizzate (di fatto in Peacock 1985  Fig.3 ci sono 2 tipi di meta :  una ogivale (FIG. 4 e 5) e una conica (Fig. 6).  È tuttavia da notare che nelle prime (rapide) ricognizioni non sono rinvenute bozze di meta in prossimità dei fronti di taglio. Tali bozze sono state registrate da Peacock nel 1985 negli scarti della nuova casa al km 22.250 della strada 71, tuttavia in assenza di fronte osservabile. Le indagini sia sul terreno che nei magazzini archeologici dovranno stabilire comunque una bilancia tra metae e catilli (bozze e macine rifinite) in modo da esaminare eventuali distorsioni che potrebbero portare all'individuazione di aspetti inattesi (zone di lavorazione o concentramento specializzate, esporto differenziale tra meta e catillus ecc.). Ad oggi il rapporto catillus/meta è stabilito a 40/60% leggermente a favore delle metae; questa configurazione -forse dovuta alla grande proporzione di metae rinvenute alla Svolta- potrebbe cambiare nel corso delle ricerche.

La bozzatura si rifaceva probabilmente a diversi attrezzi e forse all'uso di macchine di sollevamento, di manutenzione dei blocchi o di perforazione e forse anche di fresatura (tornio), una tecnica già conosciuta da secoli per realizzare colonne di pietra. Il grado di macchinismo come quello di specializzazione costituisce di sicuro una delle problematiche del progetto ORViAMM. Nel campo dei resti archeologici ci si deve aspettare, oltre a vestigi di aree spianate, di opere per l'acqua ecc., anche numerose concentrazioni di scaglie a volte ammucchiate o riutilizzate come materiale di costruzione per le aree, delle strade ecc.

Come appena accennato la lavorazione delle tre forme principali (meta, catillus, impastatrice) poteva originare un'eventuale specializzazione negli operanti o nelle aree di lavoro. A quel punto, anche perché gli spazzi al piede dei fronti di taglio sono, data la forte pendenza naturale, abbastanza esigui (anche se certi lavori erano probabilmente stati realizzati per spianare e costruire aree durevoli e sufficientemente ampie), non è detto che la bozzatura venisse realizzata nelle vicinanze dei fronti. Ed è appunto una questione importante stabilire, indagando in varie zone (con indizi ma anche prive di), se parte della lavorazione non avvenisse più giù, lontano dalle aree di stacco e di spaccatura, con una prima fase di trasporto di blocchi "proto-formati", su aree meno specifiche alla cava. Quest'ultime potrebbero essere ubicate presso gli insediamenti abitativi: saremmo allora di fronte ad un'integrazione tra fabbrica e habitat il cui significato porterebbe ad interessanti riflessioni in termini di statuto sociale della manodopera. Accanto a quest'eventuale accoppiamento tra lavoro e casa, un'altra questione meriterà attenzione: l'eventuale accoppiamento o distacco tra bozzatura e rifinitura. S'intravede così quanto la definizione delle tappe della catena operativa e l'esame della loro geografia aprono potenzialmente su ricche prospettive sociali.


 

4- RIFINITURA

Una volta abbozzati i tre tipi maggiori della produzione, ognuno di loro doveva essere rifinito in modo che venisse completato in vista della commercializzare. Resta da stabilire la sequenza (o forse le diverse sequenze) delle azioni pertenenti alla rifinitura (forma finita e regolare, cavatura della clessidre, orlo, manicotti, fascia in rilievo sulla "vita" del catillus). Sappiamo solo per ora, e ad esempio dalle scoperte di Peacock (FIG. 8 accanto) o da altri esemplari come alla Chiusetta (catillus n° 6), che certi catilli avevano le "orecchie" già realizzate prima della cavatura interna della clessidre o forse tra la cavatura di uno dei coni della clessidre e l'altro (2 casi su i 5 pubblicati da Peacock hanno un cono pieno e l'altro già cavato). Nel caso del mulino pompeiano sappiamo che questa tappa della finitura non includeva la cavatura delle "orecchie" (manicotti) come lo evidenziano numerosi esemplari (es. a Sugano FIG. 9 accanto) : l'alloggio della trave veniva realizzato sul luogo di destinazione (al momento della realizzazione o istallazione dell'apparato di carpenteria per la mozione).

Allo stato infatti finale della realizzazione delle macine e delle impastatrici, potevano intervenire delle azioni di verifica (regolarità e centramento del volume per una buona rivoluzione, controllo qualità della pietra, controllo dell'adeguatezza delle superficie attive interne, conformità alle regole dell'arte o ad eventuali ordinazioni). La rifinitura produceva a priori molte scaglie piccole o schegge, con anche polvere di taglio. I materiali archeologici associati potrebbero essere scarsi nel caso questa tappa avvenisse in ambienti specializzati, più forniti se avveniva presso gli insediamenti abitativi, eventualmente in coattività con altri lavori produttivi o trasformativi.


 

5-  TRASPORTO

Questa operazione, non proprio produttiva ma pienamente integrata al processo poteva osservare due modelli : o la lavorazione (tappe 1 a 4) era interamente collocata ai piedi dei fronti di taglio, o la produzione era segmentata, disposta in diversi luoghi e facceva intervenire diversi momenti di trasporto, eventualmente con percorsi, durate, bardature e carichi diversi, anche con modalità diverse: il trasporto per terra (FIG. 10) poteva forse essere sostituito con navigazione una volta raggiunta la parte bassa, nelle crete (verso 200 m slm) e in direzione del fiume Paglia dove dovevano esistere aprodi e aree d'imbarco.

 


6- OPERAZIONI PRE-SPEDITIVE : MARCATURA e ABBINAMENTO

Tra le ultime tappe, non più strettamente produttive ma pertenenti all'attività economica in cui s'inseriva la produzione delle macine di Orvieto, interveniva -come ne danno prova i rinvenimenti dell'estate 2012 alla Svolta- la marcatura di un certo numero di macine (forse una su 6 o 10). Questa marcatura veniva fatta tanto sulle metae quanto sui catilli (forse più frequentemente). Appare tuttavia assente sulle macine rifinite osservabili vicino alle cave mentre è invece presente alla Svolta. Pare quindi possibile considerare come ipotesi di lavoro una marcatura interveniente ad una tappa abbastanza a valle della produzione, forse legata alle fasi di spedizione. Dobbiamo a quel momento, prima forse ancora dell'imbarco sul Paglia per raggiungere Ostia via il Tevere a partire della confluenza a Pagliano, considerare la possibilità che le macine venissero abbinate in modo da formare mulini.

Tuttavia è concepibile che questo appaiare le macine (con anche un certo numero di impastatrici, a secondo delle ordinazioni?) fosse realizzato ulteriormente, forse su siti particolari (Pagliano ? alla confluenza tra il Paglia e il Tevere) fungenti da vere piattaforme di adunanza e di organizzazione commerciale e trasportativa. Forse venivano ricevute e gestite lì le ordinazioni, formati mulini, scelta la pietra di Orvieto o un'altra tra diverse provenienze. È forse su tali piattaforme che s'incontrava il segmento  ordinativo e "risalente"  (dagli uffici di Ostia) con il segmento produttivo "discendente". In tale punto strategico -la cui firma archeologica dovrebbe essere abbastanza specifica- la produzione orvietana poteva essere fornitore unico di macine, ma non è neanche sicuro (ce lo dirà lo studio di caratterizzazione petrografica delle rocce utilizzate). Ed era anche possibile, anzi probabile, che sin dall'imbarco sul Paglia, tra La Svolta e Mascherone, le macine non viaggiassero da sole sul fiume. È dunque in questo complesso mercistico che va esaminato il fenomeno di marcatura sulle macine di Orvieto (non è tra l'altro detto che non sia l'epigrafia a proporre piste d'indagine o a guidare l'approccio archeologico).


FR - SCHÉMA de FAÇONNAGE

Nous présentons ci-dessus un schéma qui propose une visualisation de la topographie possible de la chaîne opératoire de production des meules. Il ne s’agit pas d’un document scientifique, lequel sera produit du travail collectif dans le cadre du projet ORViAMM, mais d’une vue préliminaire destinée à fournir une idée quelque peu concrète et adaptée à la falaise de Sugano, à montrer comment pouvait peut-être procéder l’extraction meulière. L’un de ses mérites immédiats est d’attirer l’attention sur certains points qui mériteront réflexion et formulation de possibilités ou alternatives, sur certaines éventualités également (par ex. celle de possibles aires de travail située au sommet de la coulée et pouvant correspondre à une des meules diffusion par voie terrestre (en particulier vers Bolsena). (dessin et texte : A. Chartrain)

On se limitera ici à la seule production du moulin pompéien. Indépendamment du fait que les diverses actions intervenant à chaque étape du process de fabrication seront définies avec précision et intégrées dans la séquence totale des moments où les ébauches se trouvent manipulées et déplacées d’un espace à l’autre, les 3 grandes étapes pourraient être les suivantes :

 

            1- DÉTACHEMENT d’énormes blocs sur le front de carrière

            Il est probable que les carriers pré-romains et romains aient choisi le cœur de coulée de leucitite, là où la roche est la plus massive et la plus homogène. Il est tout autant vraisemblable qu’ils aient exploité les fines diaclases de la roche peut-être en y insérant des coins de bois gonflés par un filet d’eau courante, ou simplement en faisant levier sur des barres de métal. En termes de traces archéologiques l’opération devrait laisser des souches rocheuses correspondant à la nase des blocs détachés de la paroi, peut-être accompagnés de logements de coins, de gros éclats, de canaux évacuant l’eau utilisée et, par fois, de gros bloc abandonnés en raison d’une mauvaise fracturation ou en raison de l’évolution topographique de la carrière (abandon d’un secteur latéral).

 

            2- FRACTIONNEMENT du BLOC en unités plus petites

            Le bloc primaire à peine détaché est abattu sur un plan de travail aménagé au pied du front. Il est ensuite divisé en blocs plus petits, sans doute modulaires et destinés à en tirer des catilli (forme biconique en sablier) ou des metae (meule fixe en forme ogivale). Il est possible que certains des grands blocs primaires soient plus particulièrement réservés à la production des catilli tandis que d’autres le seraient à celle des metae, ceci de manière à mieux gérer le façonnage et à diminuer la perte de matière, dans le cadre donc d’une certaine taylorisation du travail. Mais il est tout autant envisageable que les ébauches aient été produites selon un raisonnement par couple : une meta et un catillus à la fois, à partir du même bloc. Cette dernière éventualité traduirait une organisation du travail plus artisanale qu’industrielle (la production suit de près le produit fini, ici le couple de meules, et ne procède guère selon une décomposition du process et sa forte intellectualisation), elle impliquerait une main d’œuvre moins spécialisée. En revanche la première modalité pourrait signifier l’existence de deux catégories d’opérants (des « *catillarii » et des « *metarii »). La fouille pourrait sur ce sujet apporter des données importantes se par exemple elle venait à mettre en évidence des aires de travail pour catillus et d’autres pour metae. Quoiqu’il en soit, la partition du grand bloc primaire implique un schéma mental prévisualisant non seulement les formes génériques des différentes meules à en extraire mais aussi les points et lignes d’attaque où devaient être pratiquées (havage) les tranchées de division du bloc initial réalisées au pic.

            Détachement et fractionnement des grands blocs primaires devaient produire une grande quantité d’éclats de dimension variable et plutôt importante, donnant probablement lieu à des déblais en tas (fr. cavaliers ou haldes ; engl. head dump) déposés dans des zones carrières devenues inactives. Ces résidus d’extraction et de façonnage sont susceptibles d’être réutilisés comme matériau routier ou de construction, impliquant en ce cas un transport vers les zones de consommation et d’habitat. Ces déblais appelaient une certaine gestion, rationnelle et prévisionnelle afin d’éviter de sérieux problèmes dans l’avancement de l’extraction de la leucitite. Une telle gestion pourrait être enquêtée à partir des quantités (notamment le différentiel entre le volume de déblais estimé et le volume conservé), à partir de la position primaire ou secondaire ainsi qu’à partir des emplacements d’accumulation. Ces déblais devront en premier lieu être définis (dénomination, typologie, classes de dimension). Les objets archéologiques qui pourraient leur être associés sont attendus en très faible quantité : quelques éléments de fer et quelques coins en métal (en bois dans le cas de conservation en milieu imbibé, de rares céramiques.

 

            3- EBAUCHAGE des MEULES

            L’étape ultérieure devait consister à donner une forme générale, brute, à chaque bloc et à préfigurer la future meule à en obtenir. Pour la meule tournante (catillus) des moulins de type pompéien il devait s’agir d’une sorte de tambour (FIG. 2 et 3 ci-contre) déjà un peu cintré et doté de deux plans de pose parallèles et un minimum régularisés. Pour les cuves de pétrin la forme générale devait être cilindrique (FIG. 7). Les premières prospections au pied des fronts entre Sugano et Trinità n’ont pas permis d’attribuer avec certitude certaines ébauches à des catilli plutôt qu’à des pétrins : la question de la forme des ébauches et de leur degré de préfiguration devra être examinée avec soin et une première typologie propre aux ébauches être établie.

            Concernant les metae, on peut faire l’hypothèse d’une pré-forme en cône arrondi qui anticipe plus étroitement  la forme finale et les variantes (de fait dans Peacock 1985 Fig.3 sont présents 2 types de meta : l’une ogivale (FIG. 4 et 5) et l’autre conique (FIG. 6). On retiendra cependant que nos premières et rapides prospections n’ont pas livré d’ébauches de meta à proximité des fronts de leucitite. Elles ont été à ce jour enregistrées sur le seul lieu de découverte de Peacock 1985 dans les déblais issus de la construction d’une maison au km 22.250 de la route SS.71, hors de tout front observable et sur le départ de l’affleurement de Pietramata. L’enquête tant sur le terrain que dans les dépôts de fouille devra établir la balance entre metae et catilli, ébauches et meules finies. Ce bilan permettrait de déterminer d’éventuelles distorsions qui pourraient porter à la mise en évidence d’aspects inattendus (aires de travail ou de concentration spécialisées, production ou export différentiels entre metae et catilli etc.). A ce jour le rapport catillus/meta s'établit à 40/60%, légèrement donc en faveur des meules dormantes; cependant cette configuration -peut-être due à la grande proportion de metae dans l'ensemble (lest?) de La Svolta- pourrait changer dans le courant des recherches.

            L’ébauchage recourrait sans doute à différents outils et peut-être à l’usage de machines de levage, de manutention ou de perforation ainsi peut-être qu’au fraisage (au tour), une technique déjà connue depuis plusieurs siècles pour la réalisation des colonnes de pierre. Le degré de machinisme de la production comme celui de spécialisation constitue assurément une des problématiques du projet ORViAMM. Dans le domaine des vestiges, outre des plateformes de travail, des aménagements hydrauliques etc., on peut s’attendre à observer à cette étape de nombreuses concentrations d’éclats éventuellement réunies en amoncellement ou réutilisées comme matériau de construction des aires, des chemins etc.

            Comme nous venons de le voir, le façonnage des trois formes principales (meta, catillus, pétrin) pouvait donner lieu à une spécialisation des opérants ou des zones d’atelier. A ce sujet, y compris parce que les espaces situés au pied des fronts de taille s’avèrent, étant donnée la forte pente naturelle, assez exigus (même si certains travaux étaient probablement réalisés pour niveler et construire des aires durables et suffisamment amples), il n’est pas certain que l’ébauchage ait été  effectué aux abords immédiats des fronts. Il sera donc important d’établir, en enquêtant différents secteurs (d’après des indices mais aussi en aveugle), si une part du façonnage ne se déroulait pas plus à l’aval, loin des zones d’abattage et de débitage, sur des aires moins spécifiquement carrières et en incluant alors un premier transport de blocs pré-formés. Ces éventuels ateliers hors carrière pourraient avoir pris place auprès des zones d’habitat : on serait en ce cas devant une intégration entre production et habitat, ce qui porterait à d’intéressantes réflexions en termes de statut social de la main d’œuvre. A côté de ce possible couplage entre façonnage et habitat une autre question méritera attention : l’éventuelle association ou au contraire dissociation entre ébauchage et finition. On entrevoit ainsi combien la définition des étapes de la chaîne opératoire et l’examen de leur géographie ouvrent sur un riche potentiel de perspectives sociales.

 

            4- FINITION

            Une fois ébauchés les trois principaux types de la production, chacun devait faire l’objet de finitions de manière à se trouver achevé en vue de la commercialisation. Il reste à établir la séquence (ou peut-être les séquences différentes) des actions relevant de la finition (forme achevée et régulière, évidemment des cônes, bordures, manches, ceinture en relief à mi panse des catilli). Nous savons seulement aujourd’hui, par exemple à partir des découvertes de Peacock (FIG.8 ci-contre) ou d'autres exemplaires comme à La Chiusetta (catillus n° 6), que certains catilli voyaient leurs oreilles déjà réalisées avant même l’évidemment des cônes ou bien avant l’évidemment du second (2 des 5 exemplaires publiés par Peacock ont un cône plein et l’autre déjà évidé). Dans le cas du moulin pompéien nous savons en outre que la finition n’incluait pas le creusement des oreilles (voir par ex à Sugano FIG. 9 ci-contre) : ce dernier intervenait sans doute sur le lieu de destination (au moment de la réalisation ou de l’installation de l’appareil de charpenterie d’entrainement).

            Au stade final de réalisation des meules et des pétrins devaient enfin intervenir des actions de vérification (régularité et centrage du volume pour une bonne révolution, contrôle qualité de la pierre, contrôle de bonne réalisation des surfaces actives, conformité aux règles de l’art ou à d’éventuelles commandes spécifiques). La finition produisait probablement de nombreux petits éclats ainsi que du poussier de taille. Les mobiliers archéologiques attendus à l’étape de la finition pourraient être rares au cas où cette phase intervenait dans des locaux spécialisés (rares outils, peu de rejets céramiques), plus fournis si elle se déroulait en contexte d’habitat (association à des rejets domestiques), éventuellement en co-activité avec d’autres travaux productifs ou de transformation.

 

            5- ACHEMINEMENT

            Ces opérations, qui ne relèvent pas proprement du process de production mais s’y intègrent, pouvaient observer deux modèles : ou bien le façonnage (étapes 1 à 4 ci-dessus) se trouvait entièrement situé (mono-localisé) au pied des fronts de coulée et de taille, ou bien la production était segmentée (pluri-localisée) et se déroulait en divers lieux. Elle faisait alors intervenir divers moments de transport, éventuellement avec des chemins, des durées, des attelages et des charges diverses et selon des modalités variées. Le transport terrestre pouvait peut-être être remplacé par la navigation une fois atteinte le bas des pentes et les « craies » (vers 200 m NGF) pour prendre la direction du Paglia où devaient exister des embarcadères et appontements.

 

            6- OPÉRATIONS PRÉ-EXPÉDITION : marquage et  appariement des meules

            Parmi les dernières étapes techniques, non plus strictement productives mais relevant de l’activité économique dans laquelle s’insérait la production meulière d’Orvieto, intervenait - comme en fournissent la preuve les trouvailles de l’été 2012 dans le Paglia à La Svolta- le marquage d’un certain nombre de meules (semble-t-il une sur 6 à 10). Ces incisions était tantôt réalisées sur les meules dormantes (meta) tantôt sur les tournantes (catillus), peut-être plus fréquemment sur ces dernières. Elles sont à ce jour totalement absentes des meules achevées observables au voisinage des zones extractives. Il apparaît ainsi possible de considérer à titre d’hypothèse de travail que le marquage intervenait à une étape relativement amont de la production, sans doute à l’étape des opérations d’expédition. A cette étape également on doit supposer que, sans doute avant-même leur embarquement sur le Paglia puis, à partir de la confluence de Pagliano, leur acheminement par le Tibre à destination d’Ostie, les meules aient été appariées de manière à fournir des moulins pour la livraison.

            Toutefois il est concevable que cet appariement des meules (associées sans doute à quelques pétrins, peut-être selon les commandes) ait pu avoir lieu ultérieurement, peut-être sur des sites particuliers (comme Pagliano ? situé à la confluence entr ele Paglia et le Tibre voir page) qui pouvaient faire fonction de véritables plateformes de concentration des équipements ainsi que d’organisation commerciale et de transport. C’est peut-être en de tels endroits qu’étaient reçues et gérées les commandes, formés les moulins, choisie la pierre d’Orvieto ou une autre parmi diverses provenances qui convergeaient. C’est peut-être sur de telles plateformes que se rencontraient le segment « commande » et remontant (par ex. depuis les bureaux d’Ostie) avec le segment  descendant « production ». Dans de tels points stratégiques - dont la signature archéologique devrait s’avérer assez spécifique- la production orviétane pouvait être en position de fournisseur unique de meules mais ce n’est pas certain (les analyses de caractérisation des roches meulières concernées à Orvieto et Pagliano nous le diront). De même il est possible, voire probable, que depuis leur embarquement sur le Paglia, quelque part entre La Svolta et Mascherone, les meules n’aient pas voyagé seules sur la rivière. C’est selon nous dans un tel cadre commercial possiblement complexe qu’il faut examiner le phénomène de marquage (voire d’étiquetage disparu) des meules d’Orvieto (il n’est d’ailleurs pas dit que l’épigraphie soit la dernière à fournir des pistes de recherche et à guider en conséquence l’approche archéologique).


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___________________________________ Mola asinaria (disegno A.I.A.M.S)

mola-asinaria-aiams-copie.jpg

Associazione Italiana Amici Mulini Storici

( http://www.aiams.eu/index.php)

___________________________________ FIG.1 disegno tecnico di un mulino di tipo pompeiano

 moulin-pomp-copie-1.png

_____________________________________ FIG.2   Museo Opera del Duomo : bozza di grande catillus

r-25-grand-catillus-pomp-musopduomo.jpg

____________________________________ FIG.3   Pietramata : bozza di catillus (tamburro sfiancato)

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_______________________________________ FIG.4  Peacock 1986 : media meta di forma conica

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_________________________________________ FIG.5 - San Valentino : bozza avvanzata di meta tronconica

orvieto-meta-r-9-copie.png

____________________________________ FIG.6 grande meta sfiancata rinvenuta nel Paglia a La Svolta

grande-meta-r-30-5.jpg

________________________________________ FIG.7 impastatrice rinvenuta a La Svolta nel fiume Paglia

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________________________________________ FIG.8   Peacock 1986 : catillus rifinito prima della cavatura dei coni

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________________________________________ FIG.9   Sugano : le orecchie non vengono cavate sul luogo di produzione

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___________________________________ FIG.10

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___________________________________ FIG.11 marchio CBER su impastatrice della Svolta

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___________________________________ Mola asinaria (dessin restitutif A.I.A.M.S)

mola-asinaria-aiams-copie.jpg

Associazione Italiana Amici Mulini Storici

( http://www.aiams.eu/index.php)

___________________________________ FIG.1   dessin technique d'un moulin pompéien

 moulin-pomp-copie-1.png

_____________________________________ FIG.2   Museo Opera del Duomo : bozza di grande catillus

r-25-grand-catillus-pomp-musopduomo.jpg

____________________________________ FIG.3   Pietramata : bozza di catillus (tamburro sfiancato)

r-26-2-catillus-ebauche.jpg

_______________________________________ FIG.4  Peacock 1986 : media meta di forma conica

meta-peacock-n-6-fig3-profil-copie.png

_________________________________________ FIG.5 - San Valentino : bozza avvanzata di meta tronconica

orvieto-meta-r-9-copie.png

____________________________________ FIG.6 grande meta sfiancata rinvenuta nel Paglia a La Svolta

grande-meta-r-30-5.jpg

________________________________________ FIG.7 impastatrice rinvenuta a La Svolta nel fiume Paglia

petrin-r-30-2-impastatrice.jpg

________________________________________ FIG.8   Peacock 1986 : catillus rifinito prima della cavatura dei coni

catillus-peacock-1986-fig-2-n-2.png

________________________________________ FIG.9   Sugano : le orecchie non vengono cavate sul luogo di produzione

catillus-r-19.png

___________________________________ FIG.10

trasporto.png

___________________________________ FIG.11  marque CBER sur une cuve de pétrin de la Svolta

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Data ultimo aggiornamento: 04/09/2013